Sci Alpinismo


Foto Diego Fiorito, Monte Gelas visto dalla Cimes des Gaisses - Parete Est "Yadugaz"
Foto Diego Fiorito, Monte Gelas visto dalla Cimes des Gaisses - Parete Est "Yadugaz"

La valle Gesso conta di una cinquantina di percorsi, di cui diversi di essi presentano difficoltà sostenute, a causa delle quote raggiunte, dell'ambiente, dei lunghi dislivelli ed in generale dell'ambiente aspro. Nel vallone di San Giacomo le montagne top sono diverse, a cominciare dal Gelas (Il Monte Bianco delle Marittime), la Maledia e il Clapier.

Per gli amanti del ripido un itinerario interessante è il canale della Punta Savina.


Gelàs

A differenza dell'Argentera, che si discosta dallo spartiacque principale della catena alpina, il Monte Gelas (3143 m) è posto proprio sul confine fra Italia e Francia e costituisce la principale elevazione delle Marittime francesi.

Per la sua posizione è una delle mete più interessanti della zona grazie all'eccezionale panorama a 360 gradi di cui si può godere dalla vetta. Lo sguardo spazia dal mare della Costa Azzurra ai vicini massicci dell'Argentera e del Matto, fino a spingersi verso il Monviso e le principali montagne delle Alpi Cozie, Graie e Pennine.

La coltre nevosa dei versanti settentrionali è piuttosto consistente e spesso permane per tutta la durata dell'anno: a questo fatto è probabilmente da ricondurre l'etimologia del toponimo e l'appellativo, un po' pretenzioso, di "Monte Bianco delle Marittime".

Foto Diego Fiorito, Monte Gelas visto dalla Cimes des Gaisses - Parete Est "Yadugaz"
Foto Diego Fiorito, Monte Gelas visto dalla Cimes des Gaisses - Parete Est "Yadugaz"

Maledia

Il toponimo "Maledìa" fa venire in mente un luogo maledetto: si dice che un tempo queste terre alte fossero un luogo fertile, dove tre sorelle coltivavavano e allevavano le loro bestie. Ma un brutto giorno, un signorotto locale si invaghì della più bella delle sorelle e iniziò a corteggiarla. Respinto, cacciò per ripicca le tre ragazze dalla loro casa. Allontanandosi, le sorelle pronunciarono una maledizione all'indirizzo del malvagio signorotto e i verdi pascoli si trasformarono in sterili rocce coperte dalla neve per buona parte dell'anno.

In effetti, l'anfiteatro che si apre ai piedi della parete nord est della Maledìa, uno scudo di roccia alto oltre trecento metri a picco sul sottostante ghiacciaio del Pagarì, è un fantastico e selvaggio luogo di alta montagna, un insieme di pietra e ghiaccio.

Immerso in questo scenario sorge il rifugio Federici-Marchesini al Pagarì, dal quale si apre un ampio panorama su tutto l'arco alpino occidentale fino al Monte Rosa. Nei dintorni, numerosissimi sono i camosci e gli stambecchi.


Itinerari sci alpinistici

Monte Gelàs

Cima Chafrion

Cima della Maledia

Monte Clapier

Cima dell'Agnel

Colle di Finestra

Cima Est di Finestra

Punta Savina


Rifugi di appoggio alle gite sci alpinistiche


Skilift del Gelas

Restano poche testimonianze sia orali che fotografiche di quest'impianto, l'unico nel Cuneese posto su un antico ghiacciaio ormai poco più che un nevaio nei periodi propizi di precipitazioni nevose. Le foto che vedrete nel riquadro sottostante forse sono le uniche scattate in modo un po casuale e fortuito a testimonianza di un'idea avvenieristica dal sapore di sfida.
L'impianto era situato presso il Lago della Maura a 2370 m.s.l.m. nel Comune di Entracque (Alta Valle Gesso) a poca distanza dal confine francese un tempo riserva di caccia del Re, la via di accesso era costituita da uno stretto sentiero da percorrersi rigorosamente a piedi e segnato da ometti in pietra e nulla più.
Incastonata fra la montagna ed un lago, questa sciovia o meglio manovia a fune alta era accessibile solo nel periodo estivo, in particolare da fine Giugno ai primi giorni di Settembre dopo una lunga camminata.
L'idea di costruire un impianto per il servizio estivo è venuta ad un gruppo di giovani cuneesi appassionati di montagna e profondamente affezionati allo sci, l'idea di concludere la stagione sciistica nei vari comprensori pubblici in primavera non piaceva a nessuno. Perchè non poter sfruttare uno dei più antichi ghiacciai della Alpi Marittime per proseguire l'attività sciistica anche in estate? Così è stato, sul finire degli anni '60 tracciato un progetto di massima ed individuato il materiale necessario si parte a piedi per la montagna portando a spalle tutti i componenti. Tubi, corde, rulli, utensili e quanto necessario per diversi giorni vengono portati al Lago della Maura con non poca fatica.
Lo spirito di avventura e l'emozione di poter sciare fa scalare il sentiero anche con il motore di una moto fra le mani, il cuore di quest'impianto è finalmente giunto sul ghiacciaio dopo tanta fatica.
Come precedentemente descritto l'impianto dalle caratteristiche similari alle prime sciovie degli anni '50 era costituito da 2 pali di tubi innocenti per ponteggi da cantiere, saldati e modellati sulla falsariga dei pali della ditta Leitner in uso in quel periodo nei comprensori sciistici. La linea era sorretta da un singolo rullo su ogni ramo di salita e discesa, questo per ogni palo. Incastonati nel ghiaccio e nella neve ogni autunno era necessario smontarli e riporli a terra in attesa della stagione successiva. Il motore a termine stagione veniva coperto e la fune riavvolta presso la zona di partenza. Nei primi giorni d'estate dell'anno successivo si procedeva nuovamente al montaggio e spesso al disseppellimento dei componenti date le abbondanti precipitazioni nevose degli anni '60-'70.
Per circa una decina di anni così avvenne ogni stagione fino alla decisione di abbandonare l'impianto dato lo scioglimento del ghiacciaio e l'impossibilità di utilizzo della pista.
L'avventura volge così al termine e l'impianto lasciato a se, viene sommerso di rocce e pietre che ne hanno compromesso per sempre l'utilizzo.



Sitografia


Bibliografia

Scialpinismo Alpi Liguri, Alpi Marittime, Alpes de Provence, Jean-Charles Campana, Blu Edizioni

Voglia di Rpido. Parte Prima. Igor Napoli. Umberto Soletti Editore

INVITO ALLO SCI ALPINISMO. Escursioni in sci e mountain Bike nelle Alpi Liguri e Marittime. Carlo Rossi. Ghibaudo - Cuneo

Rifugio Pagarì. Storia ed itinerari. Nodo Clapier-Maledia-Gelàs. Aladar. Edizione LILA