Escursioni

San Giacomo, alla confluenza della Vallone di Moncolomb e del Gesso della Barra, è un importante snodo di sentieri tra questi il percorso del Grande traversata delle Alpi (Gta) che s'innesta sul tracciato della Via Alpina. La località è la base di partenza ideale per facili passeggiate, escursioni, trekking transfrontalieri e ascensioni alpinistiche di tutte le difficoltà. Le classiche della zona sono: il Colle di Finestre, il lago del Vej del Bouc, il rif. Pagarì.


Vallone della Barra

Piazzale dei Cannoni 1433 m 50'

Rifugio Ellena-Soria 1840 m 2h 20'

Colle di Fenestrelle 2463 m 3h 50'

Lago della Maura 2370 m 3h 50'

Colle di Finestra 2474 m 4h 00'

Vallone di Moncolombo

Lago del Vei del Bouc 2054 m 3h 00'

Colle del Vei del Bouc 2620 m 4h 45'

Passo di Monte Carboné 2800 m 5h 15'

Rifugio Pagarì 2650 m 5h 00'

Passo di Pagarì 2798 m 5h 30'

Passo dell'Agnel 2564 m 5h 00'

Lago Bianco del Gelas 2549 m 4h 30'

Bivacco Moncalieri 2710 m 5h 00'

GTA in direzione Trinità

Ponte della Rovina 978 m 1h 00'

Colletto del Vailetto 1515 m 2h 30'

Tetto Airetta 1089 m 3h 20'

Trinità 1096 m 4h 30'

Cime EE (Per escursionisti esperti)

Punta di Fenestrelle 2701 m 4h 30'

Cima O di Finestra 2657 m 4h 35'

Monte Aiera 2713 m 4h 10'


Lago del Vei del Bouc

La leggenda narra di un vecchio ("vei" nel dialetto locale) che viveva in questo luogo appartato e solitario con l'unica compagnia di un caprone ("bouc"). Morto l'animale, il vecchio si spense dopo poco. I monti circostanti, mossi a pietà per la vicenda, coprirono d'acqua i due corpi inanimati, formando così un lago profondo.

Questo luogo dell'anima, solitario e defilato rispetto ai più frequentati itinerari escursionistici, si trova sopra San Giacomo di Entracque verso la Cima dell'Agnel e il Colle del Sabbione. E' un luogo "primordiale" frequentato dall'uomo fin dai tempi più remoti, come dimostrano le incisioni rupestri (di difficile osservazione perché in parte abrase dagli agenti atmosferici) ritrovate presso un recinto di pietra ai bordi dello specchio d'acqua.

Foto Parks.it
Foto Parks.it

Rifugio Pagarì e Maledia

Il toponimo "Maledìa" fa venire in mente un luogo maledetto: si dice che un tempo queste terre alte fossero un luogo fertile, dove tre sorelle coltivavavano e allevavano le loro bestie. Ma un brutto giorno, un signorotto locale si invaghì della più bella delle sorelle e iniziò a corteggiarla. Respinto, cacciò per ripicca le tre ragazze dalla loro casa. Allontanandosi, le sorelle pronunciarono una maledizione all'indirizzo del malvagio signorotto e i verdi pascoli si trasformarono in sterili rocce coperte dalla neve per buona parte dell'anno.

In effetti, l'anfiteatro che si apre ai piedi della parete nord est della Maledìa, uno scudo di roccia alto oltre trecento metri a picco sul sottostante ghiacciaio del Pagarì, è un fantastico e selvaggio luogo di alta montagna, un insieme di pietra e ghiaccio.

Immerso in questo scenario sorge il rifugio Federici-Marchesini al Pagarì, dal quale si apre un ampio panorama su tutto l'arco alpino occidentale fino al Monte Rosa. Nei dintorni, numerosissimi sono i camosci e gli stambecchi.


Colle di Finestra

Il Colle delle Finestre grazie alla quota relativamente modesta e alla facilità di accesso dai due versanti delle Alpi fu frequentato sin dall'antichità. Il toponimo di San Giacomo alla partenza dell'itinerario e documenti medioevali che attestano la presenza di un antico ospizio sul valico per assistere i pellegrini provano che questa era una via seguita per raggiungere il celebre santuario di Santiago di Compostela, in Spagna. Ancora oggi questo itinerario è utilizzato dalle popolazioni locali per i pellegrinaggi al Santuario della Madonna delle Finestre che si trova poco valle del colle sul versante francese. La via fu anche utilizzata nei secoli per il trasporto del sale dalla Provenza al Piemonte e nel periodo bellico per il contrabbando di animali, cibo e tabacco.

Nel settembre 1943 fu una delle vie di fuga degli ebrei ospiti della residenza forzata di Saint Martin Vésubie. Per sfuggire alle persecuzioni naziste uomini e donne di ogni età, bambini scapparono in Italia alla ricerca di un rifugio e della salvezza. Molti riuscirono a trovarli grazie all’aiuto delle popolazioni locali per qualcuno, invece, il destino fu quello della deportazione nei campi di concentramento tedeschi.


Colle di Fenestrelle

Il Colle di Fenestrelle, situato su un tratto del percorso del GTA, mette in comunicazione la Val Gesso della Barra con la Valle della Rovina all’interno del Parco naturale Alpi Marittime, e collega il Rifugio Soria-Ellena con il rifugio Genova. È situato in posizione molto panoramica, e offre scorci verso Nasta, Argentera e Oriol da una parte e verso il Gelas dall'altra.

Foto N.Villani/PNAM
Foto N.Villani/PNAM

Grande Traversata delle Alpi (GTA)

La Grande Traversata delle Alpi (GTA) è un itinerario escursionistico che unisce tutto l'arco alpino occidentale nella Regione Piemonte.

È nato ispirato dall'esperienza francese della Grande Traversée des Alpes verso la fine degli anni settanta. Cerca di privilegiare i luoghi meno conosciuti dal turismo di montagna.

Il percorso è suddiviso in 55 tappe della durata da cinque a otto ore di marcia. Solitamente alla fine di ogni tappa vi è una apposita struttura ricettiva (posto tappa GTA), oppure un rifugio.

Il sentiero si snoda dai monti di Domodossola fino alle Alpi liguri per una lunghezza complessiva di circa 1.000 km ed è marcato con un segno a tre bande Rosso-Bianco-Rosso con la scritta gta nel centro. In alcuni tratti, si sovrappone al percorso della Via Alpina.


Trekking del Lupo

E’ un percorso ad anello di suggestiva bellezza che percorre sulle “orme del lupo” due parchi naturali con ecosistemi intatti: il Parco delle Alpi Marittime (Piemonte) e il Parco del Mercantour (Francia), entrambi con branchi stabili di lupi che sono tornati a popolarli dopo tanti anni di assenza.


Fauna

Le Alpi Marittime ospitano in uno spazio relativamente ristretto una concentrazione eccezionale di specie animali e vegetali. Sono tanti i fattori che contribuiscono a fare di queste montagne un hot spot di biodiversità di importanza internazionale: la posizione geografica al confine fra gli ambienti mediterraneo e alpino, l'accostamento di suoli con origine e composizione chimica diversissime, un clima montano spesso influenzato da correnti marine umide e alte pressioni mediterranee, la presenza di una gran varietà di micro-ambienti estremamente diversificati.

Per la loro storia stambecco e gipeto sono gli animali più rappresentativi della fauna alpina che popola il vallone di San Giacomo. Due specie animali che hanno in comune l’estinzione dalle Marittime e il loro ritorno sempre per mano dell’uomo nei luoghi in cui si snoda l’itinerario. Lo stambecco è stato riportato sulle montagne di San Giacomo negli anni Venti del Novecento. A quei tempi il territorio faceva parte delle Reale riserva di caccia e Vittorio Emanuele III con una lungimirante operazione faunistica, per quanto pioneristica, dopo innumerevoli tentativi riuscì a costituire una colonia che ripopolò il gruppo montuoso Gelas-Clapier-Maledia. Negli anni Ottanta l’allora Parco dell’Argentera e il Mercantour conducendo una serie di catture e rilasci in altre zone del territorio riuscirono ad ampliare l’areale dell’animale creando le condizioni per un’espansione lungo tutta la catena alpina sud-occidentale.

 

I Parchi transfrontalieri sono gli artefici anche del ritorno del gipeto. L’avvoltoio, nell’ambito di un progetto internazionale di ripopolamento dell’arco alpino, è stato reintrodotto ad anni alterni nelle due aree protette facendo in modo che l’animale diventasse una presenza stabile. I rilasci, sul versante, italiano, salvo un caso, si sono sempre svolti in un nido semi artificiale allestito in un anfratto delle pareti che sovrastano il gias Isterpis dal quale non è raro vederli solcare il cielo.

Foto M. Giordano
Foto M. Giordano

Cartografia


Bibliografia


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